Saara Huhanantti
Saara Huhanantti è Direttrice di Prodotto e co-fondatrice di Project 5/5 presso Otherkind, dove un team multidisciplinare sviluppa prodotti basati sull’intelligenza artificiale per la salute mentale dei giovani e il supporto in situazioni di crisi. La sua esperienza si concentra sul supporto alla salute mentale dei giovani a bassa soglia di accesso, sulla consulenza in situazioni di crisi e sulla leadership nel settore non profit, competenze che sono alla base del suo attuale lavoro sull’introduzione responsabile dell’IA in contesti di cura particolarmente delicati. Nel suo lavoro, sicurezza ed etica sono considerate principi fondamentali di progettazione, affinché l’IA venga sviluppata per rafforzare la cura e il supporto umano, anziché sostituirli.

Saara Huhanantti

Relatrice

Progettata oltre la conformità normativa: integrare il supporto umano, non sostituirlo

Relazione

Sekasin chat è il servizio di salute mentale a bassa soglia di accesso più utilizzato in Finlandia dai giovani tra i 12 e i 29 anni e offre gratuitamente e in forma anonima supporto individuale da parte di professionisti e volontari formati. Nonostante la sua ampia diffusione, solo il 26% dei 160.000 tentativi di contatto annuali è riuscito a superare la coda e ad accedere a una conversazione (dati 2024), evidenziando un persistente divario tra la domanda e la disponibilità di supporto umano.

In risposta a questa necessità, AI Mood Support, un chatbot per il supporto alla salute mentale a bassa soglia di accesso disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, è stato sviluppato in collaborazione con Sekasin e lanciato nel gennaio 2025. Anziché sostituire l’assistenza umana, il chatbot è stato progettato per colmare le lacune del sistema esistente, offrendo un’opzione “senza soglia” negli orari in cui il servizio non è attivo e nei momenti di maggiore richiesta, e fungendo da primo passo verso ulteriori forme di aiuto.

Lo sviluppo è stato guidato da una domanda più ampia rispetto a quanto richiesto dalla normativa: che cosa dovrebbe realmente fare l’IA in questo contesto e che cosa risponde davvero ai bisogni dei giovani? Il rispetto del GDPR, dell’EU AI Act e dei requisiti in materia di protezione dei dati ha rappresentato soltanto il punto di partenza. Il vero lavoro di sviluppo si è concentrato sulla sicurezza e sull’etica: moderazione attiva del rischio suicidario, contenuti validati clinicamente, assenza di profilazione o tracciamento, una logica orientata alla cura anziché all’engagement, una chiara distinzione tra essere umano e IA e misure di tutela volte a prevenire la formazione di legami di attaccamento. I messaggi che indicano ideazione suicidaria o autolesionismo non vengono mai gestiti dall’IA. Vengono monitorati costantemente e indirizzati verso percorsi dedicati, sviluppati da professionisti in collaborazione con il Suicide Prevention Center.

Nei primi 18 mesi, il chatbot ha registrato 45.000 conversazioni, il 25% delle quali avvenute al di fuori degli orari di apertura dei servizi gestiti da operatori umani, contribuendo direttamente a colmare il divario di accesso che aveva motivato il progetto. Un’analisi separata, progettata secondo un approccio “privacy-first”, ha esaminato 22.600 conversazioni e 331.000 messaggi per comprendere quali bisogni i giovani portassero al chatbot e come rispondessero all’interazione. L’analisi degli argomenti ha mostrato che il loro bisogno principale era essere ascoltati, molto più che ricevere informazioni; tuttavia, il 75% dei partecipanti al sondaggio ha riferito un impatto positivo, citando soprattutto suggerimenti e consigli, un miglioramento dell’umore e nuove prospettive. L’analisi del sentiment ha rilevato un aumento medio dell’11% dell’umore nel corso delle conversazioni, con miglioramenti in 9 categorie tematiche su 10, particolarmente marcati tra gli utenti che presentavano inizialmente i livelli più elevati di disagio. Un utente ha commentato: “Per me è stato persino più facile parlare con il bot che con una persona”. 

La stessa architettura, comprese le misure di sicurezza, i contenuti validati e l’approccio centrato sulla persona, è stata successivamente adattata ad altre popolazioni, tra cui vittime di violenza domestica, genitori e allenatori sportivi. È stato inoltre sviluppato un Volunteer Training Tool complementare, che utilizza l’IA per simulare conversazioni con gli utenti, consentendo ai volontari di esercitarsi in un ambiente sicuro e ricevere feedback strutturati. 

Questi risultati suggeriscono che strumenti di IA attentamente delimitati e progettati ponendo l’etica al primo posto possono ampliare l’accesso al supporto per la salute mentale dei giovani senza sostituire la relazione umana, offrendo un modello di collaborazione responsabile tra tecnologia e servizi di assistenza in prima linea.